Questo giornale nasce dallo stesso luogo da cui nascono le mie parole, i miei libri e il mio lavoro — quello che è l'ascolto delle persone.
Per anni ho ascoltato storie, relazioni complicate e domande senza risposta. E ho capito una cosa: le persone non hanno bisogno solo di consigli. Hanno bisogno di idee, cultura, bellezza e riflessioni vere che le aiutino a guardarsi dentro e a capirsi.
Da qui nasce questo giornale. Uno spazio editoriale dove la scrittura incontra la vita reale. Dove il coaching diventa riflessione, cultura, dialogo.
Qui parleremo di relazioni, sì, ma parleremo anche di società, di libri, di storie che insegnano qualcosa, di poesia, di benessere, di cucina, di passato e di futuro. Perché la crescita personale non vive in una stanza chiusa, ma nella vita di tutti i giorni.
In una pagina letta al momento giusto, in una frase che cambia prospettiva. In una storia che ti fa vedere le cose in modo diverso.
Questo giornale nasce per questo. Con lo stile di una donna che scrive per mestiere. Con la profondità di chi lavora ogni giorno con le persone.
Un giornale libero. Culturale. Umano. Dove c'è spazio anche per chi vuole darsi voce.
Benvenuti in queste pagine.
C'era una volta un'epoca in cui ti innamoravi della persona che sedeva vicino a te in autobus, che abitava nel tuo palazzo, che ti passava il sale al bar. Oggi apri il telefono, scorri centinaia di facce in trenta secondi e senti comunque che non c'è nessuno per te. Il paradosso è questo: non siamo mai stati così connessi, e non ci siamo mai sentiti così soli.
Le app di dating hanno cambiato la struttura profonda del desiderio. Tinder, Hinge, Bumble — ognuna con la sua filosofia, ma tutte fondate su un principio comune: la scelta infinita. E la scelta infinita non ci rende più felici. Ci paralizza. Ci insegna a scartare invece di investire.
"Quando l'opzione successiva è sempre a un swipe di distanza, nessuna relazione vale davvero la fatica di costruirla."
— Serena Bevilacqua, Coach Relazionale SistemicaHo lavorato con centinaia di persone che usano le app da anni. La storia è sempre la stessa: tanti match, poche connessioni vere. Perché nelle app manca quello che il corpo sa ancora fare — sentire. Manca l'odore, il calore, la voce incerta della prima volta.
Ci hanno insegnato a cercare la perfezione. L'approccio sistemico ci insegna invece che ogni relazione è un sistema — è la storia che ognuno porta, le ferite non dette, i modelli appresi in famiglia.
1. La cultura dello scarto. Se non funziona subito, si butta. Ma le relazioni che durano si sono scelte anche quando era difficile.
2. La paura dell'intimità reale. Più siamo online, meno tolliamo il silenzio di stare davvero con qualcuno.
3. Il trauma non elaborato. Portiamo nelle relazioni nuove le ferite di quelle vecchie.
4. L'iperindividualismo. "Prima io, poi noi" è diventato un'armatura che non lascia più entrare nessuno.
5. La comunicazione è performance. Sui social mostriamo la coppia perfetta. In privato non ci diciamo più niente di vero.
Si torna al corpo. Si torna alla presenza. Le relazioni non si trovano. Si creano. Con intenzione, con cura, con la disponibilità a restare anche quando è scomodo.
"Non cercare qualcuno che ti completi. Cerca qualcuno con cui tu voglia completarti — ogni giorno, di nuovo."
Quante volte hai avuto "il mal di stomaco della domenica sera"? Quella tensione al petto prima di una riunione che non vuoi fare? Il corpo non è separato dalla mente — è la mente. Ogni emozione non elaborata si deposita da qualche parte nel corpo e ci resta, finché non la ascoltiamo.
Tensione alle mascelle. Stai trattenendo parole che non dici. Cosa non stai dicendo?
Pesantezza alle spalle. Stai portando qualcosa che non è tuo.
Colon irritabile. Il sistema nervoso enterico reagisce alle emozioni ancora prima del primo cervello.
"Il tuo corpo ti dice la verità anche quando tu stai mentendo a te stessa."
— Serena Bevilacqua1. Il body scan mattutino. Prima di alzarti, osserva dove senti tensione. Tre minuti al giorno cambiano la relazione con te stessa.
2. Il diario fisico. Ogni sera annota dove hai sentito tensione e cosa stava succedendo. Vedrai degli schemi — la mappa di ciò che ti pesa davvero.
3. Il movimento come linguaggio. Non la palestra come punizione. Il movimento come conversazione con il corpo.
Quando una persona risolve un conflitto relazionale importante, il suo corpo cambia. La postura si apre. Il mal di schiena cronico a volte scompare nel giro di settimane. Non è magia — è il sistema nervoso che finalmente può rilassarsi.
"Quando il corpo fa male senza causa chiara, la domanda da fare non è 'cosa ho?' ma 'cosa sto tenendo dentro?'"
Il 1° maggio 1886, a Chicago, migliaia di operai scesero in piazza per chiedere la giornata lavorativa di otto ore. Da quella data, ogni primo maggio, il mondo si ferma a ricordare che il lavoro non è solo mezzo di sostentamento. È dignità, identità, diritto.
Oggi nel 2026 la domanda è cambiata: non solo "quante ore lavoriamo?" ma "per cosa lavoriamo? Chi siamo quando non lavoriamo?"
"Il tuo valore non è uguale alla tua produttività. Sei abbastanza anche quando non stai producendo niente."
— Serena BevilacquaIn Italia nel 2026 le donne guadagnano mediamente il 18% in meno degli uomini a parità di ruolo. E c'è il lavoro invisibile: figli, anziani, casa — un lavoro che non si conta nelle statistiche ma che pesa eccome.
Piazza San Giovanni in Laterano ospita il Concertone del Primo Maggio. Dalle 15:00 alle 23:00, ingresso libero. Organizzato da CGIL, CISL e UIL.
Smettere di misurare le persone per quello che producono — a partire da noi stesse. Difendere il diritto al riposo come si difende il diritto al lavoro.
"Il vero atto rivoluzionario è fermarsi e ricordare perché lavoriamo — e per chi."
Era il 23 maggio 1992, alle 17:58. Cinquecento chili di tritolo fecero saltare in aria tre autovetture. Morirono cinque persone: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
"Si muore generalmente perché si è soli, o perché si è entrati in un gioco troppo grande."
— Giovanni FalconeFrancesca Morvillo aveva 46 anni. Era magistrata — una delle prime donne a ricoprire ruoli di rilievo nella magistratura italiana. Eppure per decenni è stata ridotta a "la moglie di Falcone". Rendere onore a lei è un atto di giustizia storica.
Giovanni Falcone — Giudice, 53 anni
Francesca Morvillo — Magistrata, 46 anni
Vito Schifani — Agente scorta, 27 anni
Rocco Dicillo — Agente scorta, 30 anni
Antonio Montinaro — Agente scorta, 33 anni
Il 19 luglio 1992, Paolo Borsellino e cinque agenti furono uccisi in Via D'Amelio.
"La mafia teme la scuola più della giustizia."
— Giovanni FalconeGiovedì 14: 10:00–20:00 · Venerdì 15: 10:00–21:00 · Sabato 16: 10:00–21:00 · Domenica 17: 10:00–21:00 · Lunedì 18: 10:00–20:00
Tema: "Il mondo salvato dai ragazzini" · Biglietti: salonelibro.it
Zadie Smith (lezione inaugurale) · Alessandro Baricco · Niccolò Ammaniti · Irvine Welsh · David Grossman · László Krasznahorkai (Premio Nobel 2025).
"I libri non ci salvano perché ci distraggono dalla realtà. Ci salvano perché ce la fanno vedere come non avremmo potuto da soli."
Lorenzo Jovanotti e l'editore Nicola Crocetti presentano "Poesie da Viaggio" (Crocetti Editore, maggio 2026). Kavafis, Borges, Bashō, Pasolini, Merini. "La poesia è la cosa più umana che esista." Prenotazione: salonelibro.it
C'è un posto in Italia dove il mare ha ancora quella qualità del primo amore — assoluto, senza compromessi. Si chiama Salento. E maggio è il mese perfetto: prima della folla estiva, con la luce più morbida dell'anno.
Le masserie bianche sulle rocce, le grotte che guardano il mare cristallino. Il Salento non è una destinazione — è uno stato d'anima.
1. Le grotte marine — Grotta della Poesia, Grotta Zinzulusa. Acqua verde smeraldo.
2. Lecce barocca — Un caffè in Piazza Sant'Oronzo vale il viaggio.
3. I trulli di Alberobello — Patrimonio UNESCO. Da vedere all'alba.
4. La cucina — Orecchiette, friselle, pasticciotto leccese.
5. Il silenzio di maggio — Spiagge quasi vuote. L'ultimo mese prima che il mondo lo scopra.
Nell'era dei social, i confini tra seduzione e ostentazione si confondono. Come torniamo a distinguerli — senza giudicare, ma senza neanche fare finta di non vedere?
"Una donna che conosce il proprio valore non ha bisogno di dimostrarlo in continuazione. È già lì — visibile a chi sa guardare."
— Serena BevilacquaLa femminilità vera è intuizione, cura, sensualità, forza. Non ha bisogno di like per essere reale. Si riconosce in una stanza a prescindere da quanti vestiti ci siano.
La volgarità non è la nudità — è l'assenza di sé dentro quella nudità. È mostrare il corpo come strumento, non come espressione.
La domanda che vale la pena farsi: "Lo sto facendo per me o per come mi vedono gli altri?"
Non tutte le mamme sono uguali. La prospettiva sistemica ci ricorda che siamo sempre figlie di qualcuno — e che portiamo in corpo le storie di chi ci ha precedute. La nostra relazione con nostra madre è la prima relazione della nostra vita.
"Onorare tua madre non significa che tutto era perfetto. Significa riconoscere che lei, come te, faceva del suo meglio con quello che aveva."
— Serena Bevilacqua📖 Un libro scelto per lei. Con un biglietto scritto a mano che spiega perché.
☕ Ore di presenza. Un pomeriggio solo vostre, senza telefono.
🌿 Un rituale di benessere. Un massaggio, un pomeriggio alle terme.
✍️ La sua storia, scritta. Intervistala. Registra la sua voce. Il regalo più eterno.
"La tua mamma non è stata perfetta. Tu non sarai perfetta. E andrà bene lo stesso — perché l'amore non ha bisogno di perfezione."
Nel 2026 in Italia ci sono circa 1,3 milioni di imprese guidate da donne — il 22% del totale. Eppure ricevono meno del 3% dei finanziamenti da venture capital. Non è un caso — è il risultato di decenni di bias inconsci stratificati nei processi di selezione.
"Le aziende con leadership femminile o mista performano meglio. I dati lo dicono da anni. Il mondo del business fa ancora finta di non sentire."
Il futuro del lavoro è relazionale, collaborativo, consapevole. E in questo futuro le donne non devono rincorrere nessuno.
Gender pay gap: le donne guadagnano il 18% in meno a parità di ruolo
Venture capital: meno del 3% va a imprese guidate da donne
CEO: solo il 15% delle prime 100 aziende italiane è guidata da una donna
Lavoro di cura: 5 ore al giorno non retribuite vs 1,8 degli uomini
Pensioni: assegno medio del 30% inferiore
"Non voglio un posto al tavolo degli uomini. Voglio costruire un tavolo diverso."
Sei nata in un mondo dove tutto è disponibile subito. E tu, nel mezzo di tutta questa abbondanza, ti senti spesso vuota. Voglio dirti una cosa: quello che senti non è un tuo difetto. È la risposta normale di un essere umano a un mondo costruito per venderti ansia e poi la cura dell'ansia.
"La tua generazione è la più consapevole della storia. E anche la più stanca. Non sono cose contraddittorie — sono la stessa cosa."
Non aver fretta di smettere di sentire così. Gli adulti ti diranno che "passerà" — non nel senso che smetterà di farti male, ma che imparerai a portare il dolore senza che ti schiaccia.
Non devi sapere chi sei a sedici anni. L'identità non si trova. Si costruisce, pezzo per pezzo, sbagliando e scegliendo di nuovo.
1. Essere ansiosa non significa che qualcosa non va in te.
2. I tuoi genitori non hanno tutte le risposte. Nemmeno i tuoi influencer preferiti.
3. Il tuo corpo è già abbastanza. Adesso.
4. Chiedere aiuto non è debolezza. È il gesto più coraggioso che esiste.
5. Non devi essere felice sempre. Puoi stare male. È permesso.
"Tra vent'anni non ricorderai quanti follower avevi. Ricorderai chi era lì quando stavi male."
Gioielli artigianali, fatti con le mani e con l'anima
Creazioni fatte a mano
Se esiste una poetessa che incarna il paradosso della forza nella fragilità, quella è Alda Merini. Nata a Milano il 21 marzo 1931, ha vissuto una vita che avrebbe spezzato chiunque. E invece l'ha trasformata in poesia.
A tredici anni scriveva versi che lasciavano senza fiato i critici. Poi arrivò il manicomio — l'internamento forzato tra il 1965 e il 1972, anni di dolore che lei restituì al mondo sotto forma di versi devastanti e luminosi.
"Io sono un'innamorata, e questo è il mio tormento."
— Alda MeriniLa sua storia è anche la storia di una società che non sapeva cosa fare con le donne che erano troppo: troppo intelligenti, troppo creative, troppo libere.
La Terra Santa (1984) — Gli anni del manicomio in versi.
L'altra verità (1986) — Il manicomio dall'interno.
Vuoto d'amore (1991) — La raccolta della rinascita.
Poema della Croce (1997) — Il dialogo mistico con il sacro.
"Bisogna avere il coraggio di guardare l'amore in faccia, anche quando fa paura. Specialmente quando fa paura."
— Alda MeriniNel 2026, lo smart working non è più un privilegio — è diventato struttura. Ma nessuno aveva fatto i conti fino in fondo. La crisi energetica europea ha cambiato le carte in tavola: lavorare da casa significa usare la propria energia, il proprio riscaldamento, la propria connessione. E le aziende, nella maggior parte dei casi, non rimborsano nulla.
In Italia, solo il 12% delle aziende che adottano il lavoro agile prevede un rimborso forfettario per le spese energetiche. Il restante 88% lascia al lavoratore — spesso alla lavoratrice — l'onere di una bolletta che negli ultimi anni è aumentata del 40%.
"Smart working non significa lavoro gratuito per l'azienda. Significa che il costo si è spostato — in silenzio — sulle spalle di chi lavora."
Le donne sono le maggiori utilizzatrici del lavoro da remoto — spesso per gestire figli, anziani, casa. Ma sono anche quelle che pagano il prezzo energetico più alto. Un circolo che non si chiude mai a loro favore.
3,58 milioni i lavoratori da remoto in Italia nel 2025 (Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano)
13,8% degli occupati italiani ha lavorato da remoto almeno un giorno nelle ultime 4 settimane (ISTAT, Report febbraio 2026)
15,2% donne vs 12,7% uomini — le donne usano lo smart working più degli uomini (ISTAT 2026)
53% del personale delle grandi imprese lavora in modalità agile (Osservatorio Smart Working 2025)
Italia sotto la media UE — 5,9% di lavoratori "solitamente" da casa vs 9,1% media europea (ISTAT 2026)
Prima di tutto: chiedi. Il diritto al rimborso esiste — va negoziato. Se hai un contratto di smart working, hai il diritto di discutere le condizioni economiche. Molte non lo fanno per timore di sembrare "difficili". Ma non è difficoltà — è diritto.
Secondo: ottimizza. Led, termostati intelligenti, fasce orarie di consumo. Non è la soluzione — è un cerotto. Ma aiuta.
"Il lavoro flessibile del futuro deve essere flessibile anche nelle responsabilità — non solo negli orari."
Nel maggio 2026, i conflitti attivi nel mondo sono più di 50. L'Ucraina resiste da oltre quattro anni. Il Medio Oriente brucia. Il Sudan è dimenticato. L'Africa subsahariana piange in silenzio mentre il mondo guarda altrove.
Noi non siamo analiste militari. Non abbiamo le chiavi della diplomazia. Ma siamo donne che leggono, che sentono, che vogliono capire cosa sta succedendo nel mondo in cui vivono i loro figli.
"La pace non è l'assenza di guerra. È la presenza di giustizia. E la giustizia comincia con il non distogliere lo sguardo."
Sono sempre le prime a pagare il prezzo più alto. Violenze, sfollamenti, perdita dei figli, mercati del sesso che si aprono nel caos. Il corpo delle donne è da sempre il primo campo di battaglia. Riconoscerlo non è retorica — è il primo passo per combatterlo.
Informarsi davvero. Non solo dai social. Cerca fonti diverse, leggi corrispondenti sul campo, ascolta chi viene da quei posti.
Sostenere le ONG. UNHCR, Emergency, Medici Senza Frontiere, Save the Children. Anche un piccolo contributo mensile fa la differenza.
Accogliere. I rifugiati non sono una minaccia — sono persone che hanno perso tutto. La nostra umanità si misura da come le trattiamo.
Parlarne. Con i figli, con gli amici, a tavola. La pace si costruisce anche nelle conversazioni quotidiane.
Nour, 34 anni, siriana, vive a Milano da sei anni. "Quando vedo le notizie sull'Ucraina penso: almeno il mondo guarda. Quando è successo a noi, eravamo invisibili. Ogni guerra merita attenzione. Ogni vita merita attenzione."
"Non esiste una guerra giusta abbastanza da giustificare una bambina morta."
Guia Soncini è una delle voci più affilate della saggistica italiana. Critica televisiva, osservatrice feroce della società, capace di scrivere di cultura pop con la stessa serietà con cui si scrive di letteratura alta. In "Qualunque cosa significhi amare" torna a fare quello che le riesce meglio: guardare l'amore in faccia senza romanticismi di maniera.
Il libro parte da una domanda semplice e devastante: abbiamo davvero idea di cosa vogliamo dire quando diciamo "ti amo"? Soncini smonta pezzo per pezzo il repertorio sentimentale contemporaneo — le serie TV che ci hanno insegnato ad aspettarci il grande gesto, i social che trasformano le relazioni in performance, la confusione tra dipendenza e amore.
"Soncini non vi dirà come si ama. Vi dirà come smettete di mentirvi sull'amore. È più utile."
Perché siamo in un momento storico in cui parliamo di amore più che mai — podcast, libri di self-help, terapisti, coach relazionali — eppure le relazioni sembrano non funzionare mai. Soncini si chiede se forse il problema non sia come amiamo, ma cosa crediamo che sia l'amore.
È un libro che si legge velocemente ma che rimane. Uno di quelli che ti fa fermare su una frase e guardare fuori dalla finestra per qualche minuto, pensando alla tua vita.
Giornalista e scrittrice italiana. Ha collaborato e collabora con le principali testate culturali italiane. La sua scrittura è asciutta, precisa, ironica — non ha paura di essere scomoda.
Titolo: Qualunque cosa significhi amore
Editore: Giunti Editore
Anno: 2015
Pagine: 256
ISBN: 978-8809807082
Altri titoli: I mariti delle altre (Rizzoli, 2013) · L'era della suscettibilità (Marsilio, 2021) · Questi sono i 50 (Marsilio, 2025)
"Un libro necessario per chiunque abbia mai usato la parola amore e poi si sia chiesta se sapeva davvero cosa stava dicendo."
Jannik Sinner è il numero uno del tennis mondiale. Ma quello che colpisce non è solo la classifica — è il modo. In un mondo dello sport spesso dominato dall'arroganza, dalla spettacolarizzazione di sé, dai like e dalle dichiarazioni ad effetto, Sinner gioca, vince, e poi parla come se avesse ancora molto da imparare.
Nato a San Candido, in Alto Adige, il 16 agosto 2001 — 24 anni, ha iniziato a giocare a tennis da bambino quasi per caso. Nessuno avrebbe scommesso su di lui come futuro numero uno mondiale. E invece. La sua storia è quella del lavoro silenzioso che batte il talento rumoroso.
"Sinner ci ricorda che l'eccellenza vera non ha bisogno di farsi notare. Si nota da sola."
La resilienza. Dopo la squalifica temporanea per doping nel 2024 — poi annullata — è tornato più forte. Senza proclami, senza vittimismo. Testa bassa e racchetta in mano.
N°1 ATP — classificato primo nel ranking mondiale
Australian Open 2024 — primo Slam vinto
US Open 2024 — secondo Slam consecutivo
Australian Open 2025 — terzo Slam
Coppa Davis 2023 e 2024 — con l'Italia
ATP Finals 2023 — vinte a Torino davanti al pubblico di casa
Perché lo sport non è solo sport. Sinner rappresenta qualcosa che va oltre il tennis: la possibilità di essere competitivi senza essere spietati, di vincere senza diventare arroganti, di essere giovani e famosi senza perdere la bussola.
In un momento in cui i nostri ragazzi — e le nostre ragazze — cercano modelli, Sinner è uno di quelli che non fa vergognare.
"Non ho ancora vinto tutto quello che voglio vincere. Ma so come si lavora." — Jannik Sinner
Maggio ti chiede di smettere di rimandare quella conversazione difficile. Sai già quale. Il tuo corpo lo sa da settimane.
È il tuo mese. Non sprecare energia a convincere chi non vuole essere convinto. Festeggia con chi ti merita davvero.
Hai due strade davanti. Smetti di fare la lista dei pro e dei contro — il tuo istinto sa già. Fidati.
Dire no a qualcuno non significa non volergli bene. Significa voler bene anche a te stessa. Prova.
Sai dare in modo spettacolare. Questo mese lavora sul ricevere — senza sminuire, senza imbarazzo, senza "ma figurati".
Non tutto può essere ottimizzato. Non tutto deve. Maggio ti chiede di stare nel mezzo delle cose senza sistemare tutto subito.
Hai tenuto la pace troppo a lungo. Questo mese scegli l'onestà anche quando disturba l'equilibrio. Anche il tuo.
C'è qualcosa che tieni ancora stretto che non ti appartiene più. Tenerlo non è fedeltà — è paura. Riconoscerla è il primo passo.
La tua libertà è reale. Ma maggio ti chiede di provare a costruire qualcosa che duri. Restare non è una prigione — può essere una scelta.
Sei forte — lo sanno tutti. Ma chi ti ama ha bisogno di sapere anche che hai bisogno di loro. La vulnerabilità non è debolezza.
La tua visione è bellissima. Ma le relazioni vivono nei dettagli quotidiani — un messaggio, una cena, uno sguardo. Sii presente, non solo brillante.
La tua empatia è un dono immenso. Maggio ti chiede di imparare dove finisci tu e dove inizia l'altro. Non è distanza — è chiarezza.
Taglia i pomodorini a metà, disponili su una teglia con olio, aglio schiacciato, timo e un pizzico di sale. Cuoci a 120° per 45 minuti. Profumeranno tutta la casa.
Cuoci la pasta al dente, scolala e trasferiscila in una ciotola grande. Condisci subito con il pesto di pistacchio — l'amido della pasta calda lo fa amalgamare perfettamente. Lascia raffreddare.
Aggiungi i pomodorini confit. Spezza la burrata con le mani direttamente sulla pasta. Cospargi con pistacchi tostati tritati grossolanamente e foglie di basilico. Servi a temperatura ambiente.
💡 Il segreto: i pomodorini confit si possono preparare il giorno prima e conservare in frigo. Migliorano con il riposo.
"Sto con mio marito da 12 anni. Lo amo, ma da due anni non sento più niente. Né bene né male. È come guardare un muro. Ho paura che sia finita senza che sia successo niente di grave. Come si capisce se è un momento o se è tutto?"
Cara M., quello che descrivi ha un nome: deriva relazionale. Non è la fine dell'amore — è la fine dell'automatismo con cui eravate stati insieme finora. Il vuoto che senti non è necessariamente assenza di sentimento. Spesso è assenza di contatto.
La domanda che ti faccio: quando avete smesso di scegliervi attivamente? Non di vivere insieme — ma di scegliervi. Di fare qualcosa solo per l'altro, non per abitudine.
Prima di decidere se è finita: prova a dirglielo. Non "non sento più niente" — ma "ho paura di perderti e non so come tornare". Quella frase, detta ad alta voce, cambia tutto. O almeno mostra cosa c'è ancora lì.
"Ho 28 anni e non ho mai avuto una relazione lunga. Non perché non voglia — ma ogni volta che qualcuno si avvicina davvero, trovo un difetto, un motivo per andarmene. Ho paura di essere io il problema."
Cara G., il fatto che tu stia facendo questa domanda è già un atto di coraggio enorme. Molte persone fanno quello che descrivi per tutta la vita senza mai chiedersi perché.
Quello che descrivi si chiama attaccamento evitante — non è un difetto di carattere, è una strategia che hai imparato da piccola per proteggerti. Funzionava allora. Non funziona più adesso.
Non sei il problema — sei la persona che ha imparato a non essere un problema per nessuno, cominciando da se stessa. Un buon percorso terapeutico può aiutarti a capire da dove viene e come cambiarlo.
Scrivi alla posta del cuore: redazionedonnaoggi@gmail.com — Le lettere possono essere anonime. Rispondiamo ogni mese alle lettere più significative.